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Si dice che quando tocchi il fondo hai due possibilità:

  • o ti arrendi e ti lasci morire;
  • oppure affronti te stesso e all’interno di quel tuo corpo, martoriato dentro e fuori, trovi la forza di rialzarti e combattere la tua più cruenta battaglia, quella con te stesso, per poi rinascere.

Quest’ultima è stata la scelta di Danilo Cuccagna, che dopo aver trascorso gran parte della sua vita nel vortice della droga, ha deciso di uscirne.
Oggi, a 32 anni, Danilo è un uomo diverso, che non vuole però dimenticare il suo passato, ma farne piuttosto un motore per quanti, com’è accaduto a lui, vivono ammanettati dalle catene delle dipendenze. E’ per questo motivo che Danilo ha scelto di raccontare sul suo canale youtube e sul suo profilo Instagram la sua storia ed è pronto ad ascoltare quelle altrui, ricordando loro che tutti possono uscirne, devono solo desiderarlo davvero.
Quando e cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo della droga?
Tutto è iniziato un po’ per caso.
Avevo 14 anni e la conoscenza con quel mondo è avvenuta in un modo così naturale da sembrarmi oggi agghiacciante. Con amici ho iniziato a fumare qualche spinello e a bere qualche bicchiere di troppo. Da lì, il baratro. In un escalation lenta ma costante, sono passato dalle canne alla cocaina, fino a trovarmi faccia a faccia con lei, l’eroina.
E’ l’eroina la sostanza peggiore?
A questa domanda non si può che rispondere in modo soggettivo, perché dipende dal vissuto di ognuno. Ci sono ragazzi che potrebbero risponderti in modo affermativo, ma per me, per il mio trascorso, la sostanza peggiore è stata la cocaina, a causa del senso di onnipotenza e di estraneazione che allo stesso tempo ti pervade. Credi di farne uso per animare la serata, e non perché ne hai un disperato bisogno; credi di essere particolarmente nervoso perché hai avuto una giornata dura, ignorando che invece il tuo corpo reclama la sua dose quotidiana di polvere bianca.
E’ un continuo mentire a te stesso, e renderti conto di avere una dipendenza, in quel momento, è particolarmente difficile.
Lo ignori, ma sei nell’anticamera dell’inferno.
In un video sul tuo canale youtube parli di un doppio te stesso, un Danilo che di giorno diligentemente andava a lavoro e un Danilo che la sera era disposto a farsi 30 chilometri per acquistare della buona droga. Come facevi a mantenere così ben distinte queste due personalità?
In quel video ho parlato di doppia personalità, ma avrei potuto parlare di terza o anche quadrupla.
Quando sei divorato da una dipendenza, la tua mente acquisisce un’abilità inaspettata nello stravolgere la realtà.
E’ sorprendente constatare come proprio nel momento in cui tu ti stai sgretolando, la tua mente diventi così potente da farti diventare il più abile dei bugiardi.
Un tossico dipendente, nel pieno della sua dipendenza, potrebbe vincere il Premio Oscar come miglior regista della propria, menzognera, esistenza.
Come ne sei uscito?
Principalmente da solo.
Non sono mai entrato in comunità e mi rivolgevo al SERT solo per la terapia medica sostitutiva.
Sono convinto che qualsiasi percorso riabilitativo non possa nascere che da sé stessi. Ciò detto, non voglio sminuire l’importanza delle comunità, tutt’altro, ma credo sia necessario sottolineare che nessun percorso può farti guarire se non sei tu per primo a voler guarire.
Il primo, difficilissimo passo, è guardarsi allo specchio e dire “SI, SONO UN DROGATO”. Ammetterlo è difficilissimo e molto doloroso, così come difficile è seguire il lento percorso verso la guarigione. Un sentiero fatto di ricadute, debolezze, demoni da affrontare, ma con alla fine una strepitosa ricompensa. Solo una volta che ne sei uscito capisci che la vita vera è quella senza droghe, senza alcol che ti annebbiano la mente, con affetti sinceri e gioie autentiche.
Hai chiesto aiuto a qualcuno?
No. Alla mia famiglia ho deciso di non dire nulla, di lasciarla fuori da questo percorso.
La mia grande fortuna è stata quella di incontrare una donna stupenda che tutt’ora è al mio canto e che ci è rimasta nei momenti peggiori, supportandomi e sopportandomi nessun’altra avrebbe (e ha) fatto.
Un aiuto importantissimo l’ho poi trovato nella meditazione, attività che oramai pratico da anni e che è stata fondamentale per ritrovare me stesso e instaurare quelle buone abitudini che mi hanno aiutato durante il percorso di guarigione.
Si può guarire davvero da una dipendenza?
Assolutamente sì.
Io ne sono la prova.
Il Danilo che ne è uscito fuori è un Danilo diverso, ma più forte.
Probabilmente non avevo mai avuto pienamente coscienza di me, ho dovuto vivere l’inferno per conoscermi davvero. Oggi però, ho deciso di trarre qualcosa di buono dal mio vissuto, ed è per questo che ho aperto il canale youtube e porto la mia testimonianza a chi crede di non poterne uscire. Io sono la dimostrazione che si può guarire, che si DEVE guarire.
L’infernale presente che stai attraversando adesso può diventare solo un orrendo ricordo, e tu puoi tornare ad avere speranza e fiducia nel futuro. Devi solo volerlo davvero.

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