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Come promesso nella prima parte dell’intervista pubblicata lunedì scorso, torniamo oggi a parlare con lo psicologo torinese Alberto Rossitto.
Paura, amore, intimità, fede, sono alcuni degli argomenti che tratteremo, in un’affascinante chiacchierata da assaporare fino all’ultima sillaba!

Parlando dell’attualità, cosa potremmo imparare dalla quarantena in cui stiamo vivendo da più di due mesi?
Credo che questo fermo ci stia dando l’opportunità di riflettere su tanti aspetti.
Innanzitutto, ci permette di riscoprire valori ormai quasi dimenticati, come la solidarietà e la comunicazione. Sino all’8 marzo, accadeva spesso che più persone fossero insieme fisicamente ma distanti mentalmente, sopraffatti ognuno da stimoli esterni provenienti da smartphone e tablet.
Avevamo smesso di comunicare prima ancora che il virus che la pandemia ci impedisse di farlo.
Parliamo di paura.
Il coronavirus stia alimentando la paura dell’altro che, più o meno, taciuta, è sempre stata annidata dentro di noi?
Ciò chesta accadendo è che le persone stanno annullando la propria capacità di ragionamento, sposando la coscienza di massa. Obbediscono quindi a regole che vengono loro imposte dall’altro senza riflettere sul buonsenso delle stesse.
Abbiamo dimenticato (o forse ignoriamo) che le epidemie sono sempre esistite, e che più del dato di mortalità in sé (relativamente basso se relazionato a quello di altre pandemie), a preoccupare gli Stati nazionali è l’inadeguatezza delle strutture sanitarie.
Siamo quindi vittima della confusione totale.
Purtroppo sì.
Ed è così anche riguardo la prevenzione.
Utilizzare continuamente mascherine protettive e guanti, lavarsi ripetutamente le mani, isolarsi dal prossimo evitando qualsiasi contatto con l’esterno, non fa altro che abbassare le nostre difese immunitarie, rendendoci in questo modo tutti immunodepressi e bersagli facili della malattia.
Dal punto di vista relazionale invece, questo isolamento avrà effetti disastrosi che si ripercuoteranno anche dopo che le restrizioni saranno cessate. Il seme della paura è adesso instillato e, se da un lato, persone che non soffrivano di alcuna patologia, ora temono ogni contatto umano, dall’altro, chi già prima soffriva di sindromi ossessive, ora vedono le proprie convinzioni avvalorate da questa comunicazione e sarà molto difficile che possano migliorare.
In che altro modo si sarebbe potuta fare prevenzione?
C’erano tanti altri modi per fare prevenzione, ma nessuno ha posto l’attenzione su di essi; primo fra tutti, il cibo. Sottolineare quali fossero gli alimenti più adatti per rafforzare polmoni e difese immunitarie, così come premere sull’importanza dello sport e della meditazione per il benessere fisico e mentale, sarebbe stato certamente più opportuno e meno deleterio per l’intera comunità.
Parlando di cibo, mi vien da pensare che noi occidentali siamo molto bravi a mangiare, molto meno a nutrirci.
Sfortunatamente, hai ragione.
Nella medicina orientale l’alimentazione ha un ruolo importantissimo ed il concetto di meditazione è correlato ad esso. I cibi hanno infatti la capacità di dirottare la propria energia all’interno del nostro organismo, andando a tonificare e sollecitare gli organi o, al contrario, nuocergli. Allo stesso modo, anche la predisposizione con cui ci accingiamo a mangiare è importante; farlo con distrazione o con rabbia, è sbagliato, dovremmo sempre rapportarci al cibo con serenità d’animo e quiete. Dobbiamo poi ricordarci che noi non mangiamo solo con la bocca, ma con tutti e cinque i sensi. Ciò che abbiamo nel piatto, deve quindi appagare non solo il gusto, ma anche il tatto, la vista, l’olfatto e l’udito, quest’ultimo soddisfatto con il silenzio o un piacevole sottofondo.
Dobbiamo imparare a vivere concentrandoci nel presente, eliminando le distrazioni.
Insegnare tutto questo ad un figlio non è certo semplice.
Che consiglio daresti ad un genitore?
Senza generalizzare, durante il mio lavoro mi accorgo che causa di molti problemi negli adolescenti è la tendenza a delegare dei genitori. Mancano inoltre i confini, la determinazione dei ruoli e l’autorevolezza. I genitori oggi fanno tanta fatica a imporre regole e ad imporsi in modo tale che esse vengano rispettate, il tutto accompagnato con un’abitudine estremamente nociva, ossia dare in mano a bambini anche molto piccoli tablet e smartphone per tranquillizzarli.
Tutto ciò si traduce con un profondo senso di confusione del ragazzo ed una sua incapacità di rispettare le regole.
I genitori dovrebbero essere delle guide, dovrebbero indicar loro regole e scandire le loro giornate, dando così ai figli dei punti di riferimento e una pace interiore ed esteriore.
In una società così materialista, che ruolo occupano i sentimenti?
Un ruolo molto marginale.
Uno dei nostri più gravi problemi è l’incapacità di innamorarci.
Abbiamo inoltre confuso l’intimità con la sessualità, dimenticando che intimità vuol dire accogliere le fragilità dell’altro e farne tesoro, essere solidale con lui, tenerlo per mano e condividerne valori, sogni, progetti, paure e speranze.
E invece abbiamo fretta. Sempre. Si ha fretta di consumare un rapporto sessualmente, finendo così per consumarlo anche spiritualmente, con la rapidità con cui brucia una candela.
In pratica, si vive per compartimenti stagni.
Esattamente. Ma è sbagliatissimo.
Dobbiamo comprendere che ogni essere umano ha processi di maturazioni diversi, che richiedono tempi diversi. Per questo motivo è assurdo pretendere che ci si sposi entro una determinata età o si formi una famiglia entro una data preimpostata.
Non esistono tempi prestabiliti, questo è solo un artificio della mente Certo, per le donne è innegabile la presenza di un orologio biologico entro cui concepire, ma non è certo una data fissata sul calendario.
Al netto di ciò, non c’è un’età per innamorarsi, non c’è un età per smettere di studiare, non c’è un limite per trovare Dio.
Dando per scontato che Dio esista.
Ed ecco che ritorna in nostro aiuto lo yoga.
Certamente Dio esiste, ma prima di comprenderlo appieno, è necessario distinguere tra il concetto di religione e quello di spiritualità. La spiritualità ci porta alla trascendenza, al contatto con il divino, il che non vuol dire cercare in un profeta la figura di Dio (come accade nelle religioni monoteiste), ma cercare il divino all’interno di sé.
Siamo tutti connessi ad un’unica energia cosmica, siamo putti parte di un unico insieme, siamo tutti una porzione di divinità. Il problema è che, intrisi di materialismo, abbiamo perso la nostra coscienza spirituale, il nostro equilibrio cosmico.
Cristianesimo, buddismo, musulmanesimo. Queste sono religioni, linguaggi diversi di un’unica scintilla, presente all’interno di tutti gli uomini in egual misura, sta solo a noi riscoprirla e alimentarla.
E la meditazione è lo strumento per ritornare all’origine.

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