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Sono le tue azioni a decretare ciò che sei, non i tuoi talenti

Quante volte tenti di soffocare il desiderio di cimentarti in una nuova avventura, candidarti per quel lavoro che adoreresti fare o proseguire gli studi, atterrito dall’ingiustificata convinzione di “non esserne portato” o che oramai “sia troppo tardi” per cambiare ed inseguire quel sogno.
E allora resti lì, immobile, vivendo una vita asfissiante con un continuo senso di insoddisfazione destinato a diventare il tuo perenne compagno.

E’ arrivato il momento di smetterla di piangersi addosso e di passare dall’essere spettatore all’essere protagonista della tua vita.
Perché la verità è che è il segreto del successo non è rinchiuso in “doni” come genetica, fortuna o destino, ma in un piccolo fattore disponibile a tutti: la PERSEVERANZA.

Non mi credi?
Immaginavo. Ed è per questo motivo che ho deciso di raccontarti la strabiliante storia di Emil Zatopek, la “Locomotiva umana” che da rozzo operaio si trasformò nella Leggenda della corsa.

Emil nacque nel 1929 nella Moravia del nord, sesto figlio di un carpentiere, costretto a lasciare presto gli studi per lavorare la storica fabbrica di scarpe Bata. E fu proprio durante una gara tra operai (a cui Zatopek prese parte perché obbligato dal suo datore) che il ragazzo conquistò il suo primo podio, arrivando secondo. Nonostante questo traguardo, decise di non correre mai più, perché poco aggraziato e rozzo, oltre che troppo vecchio per intraprendere la carriera agonistica.
Fuori dal campo però, Emil continuava a correre, sottoponendo il suo corpo a prove sempre più estenuanti.  Correva nei boschi, in montagna, con ai piedi pesanti scarponi di ferro, macinando chilometri e chilometri, sotto la neve così come sotto il sole ardente.
Arrivarono così le prime gare e i primi successi.
Zatopek era un autodidatta, con il cuore rivolto al prossimo record da battere e gli occhi sui suoi avversari, per poter carpire i loro segreti e le loro strategie di allenamento per poi applicarle su se stesso.

E poi arrivarono le Olimpiadi del 1952.
Dal 20 al 27 luglio, i sette giorni che proiettarono l’ex operaio nel mito dell’atletica leggera.
Il primo giorno Emil vinse la medaglia d’oro dei 10.000 metri con una corsa ad eliminazione a cui resistette solo il francese Alain Mimoun, che però dovette accontentarsi del secondo posto.
Quattro giorni dopo, i 5000 metri tra i più emozionanti della storia. A soli 300 metri dall’arrivo, infatti, con uno sprint che poco aveva di umano, superò i 3 avversari che aveva davanti e si portò a casa il secondo oro.
Ma il meglio doveva ancora venire.
Il gesto che decretò la leggenda avvenne tre giorni dopo.
Non contento della doppietta dorata infatti, l’atleta decise di partecipare alla maratona. Decisione assurda, vista l’enorme stanchezza accumulata nelle competizioni precedenti, resa ancora più folle dal fatto che Zatopek non aveva MAI corso una maratona prima d’allora!
Per descrivere la strabiliante impresa che entrò nella storia delle Olimpiadi, lascerò la parola a Marco Franzelli e al suo libro (che consiglio vivamente di leggere e che potete acquistare cliccando qui) Zatopek. La locomotiva umana;

“All’approssimarsi del ventesimo chilometro, Zatopek e Jansson balzarono su Peters, in evidente difficoltà. I tre continuarono in compagnia, finché Zatopek non si rivolse agli altri due dicendo, in inglese: ‘Prima d’ora non ho mai corso una maratona, ma non credete che dovremmo andare un po’ più forte?’.
Né Peters né Jansson si sentirono di rispondere.
Emil decise a quel punto che era meglio andarsene per conto suo.
E lo fece. (…)
Al trentacinquesimo chilometro, Emil aveva 700 metri di vantaggio su Jansson, sfinito e sul punto di essere ripreso da Gorno in rapida rimonta.
Emil strinse i denti, ricaccio indietro il dolore, sul volto la smorfia che più smorfia non avrebbe potuto e gettò il cuore oltre tutti gli ostacoli.
Fu in quel momento di estrema sofferenza che capì davvero cos’è correre la maratona”.

Alla fine del 1953, dopo aver stabilito il nuovo primato del mondo nei 10.000 fermando l’orologio sui 29’1″ e 6 decimi, rirese ad allenarsi in modo forsennato, determinato a battere altri record, a battere se stesso.
Ancora dal libro:

“Forte di quell’impresa e pur avendo ormai 31 suonati, si gettò in un inverno di allenamenti matti e disperatissimi. Mai neanche nei suoi giorni d’oro, Emil aveva sfidato in quel modo selvaggio l’umana resistenza alla fatica. Come se l’avversario da battere non fosse più il cronometro, ma l’inesorabile passare del tempo, che lo stava allontanando dalla sua felice giovinezza sportiva”.

E’ vero, il suo stile fu sempre sgraziato, correva come se avesse un cappio al collo: con un’espressione di agonia sul volto, il collo incastonato tra le spalle e le braccia che si muovevano in modo del tutto scoordinato, una vera oscenità per ogni purista della corsa. D’altro canto, come egli stesso amava ripetere, il suo obiettivo era vincere e non essere perfetto. Spero che questa storia di determinazione e sofferenza possa esserti stata d’aiuto per comprendere che il raggiungimento di un obiettivo dipende solo da te e dall’impegno che deciderai di metterci per raggiungerlo!

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